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Non sei interessato all’ora di religione? Non scegliere di uscire dalla scuola. Scegli comunque un’ora di scuola.

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@bceclect17 via Twenty20

Non sei interessato all’ora di religione cattolica? oppure sei minorenne e la tua famiglia non ti permette di frequentarla? che cosa fare?

Sembrerà strano, detto da un professore di Religione, ma la mia proposta è di seguire l’ora alternativa.

Non scegliere di non stare a scuola. Scegli un’ora di scuola.

Il mio invito ovviamente è rivolto anche a tutte le famiglie interessate. Se siete genitori e mi state leggendo e, soprattutto, non volete che i vostri figli seguano l’insegnamento della religione cattolica, iscriveteli immediatamente, senza esitazione, all’ora alternativa. Ovviamente, dopo aver concordato la cosa con i vostri ragazzi e le vostre ragazze, se in età di poter decidere da sé. Anche se in qualche scuola non dovessero ancora essere adeguatamente organizzati, la vostra richiesta sarà un incentivo per farlo per bene e per tempo. Anzi, secondo me, la presenza dell’offerta di un’ora alternativa è, di fatto, un indice di qualità da tenere in considerazione sin da quando si tratta di ponderare a quale istituzione scolastica affidare i figli.

Qualcuno pensa – e ci sarebbero anche buoni motivi per sospettarlo – che gli insegnanti di religione si sentano in concorrenza con gli insegnamenti alternativi all’ora di religione. Invece, di fatto, chi frequenta la scuola sa già che non è così. La legge, infatti, tutela ambedue le scelte.

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Gli insegnanti stessi di religione, me compreso, sono a favore di un insegnamento alternativo e di buona qualità per chi, per qualunque ragione, non abbia intenzione di seguire l’ora di religione.

Dato che a volte si preferisce non fare né l’una né l’altra, voglio presentarvi almeno sei motivi per scegliere l’ora alternativa, proprio questa “benedetta” ora alternativa. E le virgolette non sono ironiche.

Primo motivo: chi la sceglie, segue comunque una materia in più, con tutti i vantaggi che questo comporta, anche dal punto di vista del curriculum scolastico e della valutazione dei crediti in sede di consiglio di classe. Un docente in più che ti segue ed esprime un’opinione su di te è meglio. Non ha senso seguire l’ora di religione solo per i crediti. Gli stessi crediti si ottengono con la materia alternativa.

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Secondo motivo: una materia alternativa alla religione, se ben fatta, può dare un contributo importante alla tua crescita personale. “Più scuola” è sempre meglio che “meno scuola”. Perché più istruzione è sempre meglio di meno istruzione. È una matematica semplice. Perciò non è bene essere pigri, accontentandosi di entrare dopo, uscire prima, o di parcheggiarsi da qualche parte.

Terzo. Per legge, la scuola deve offrire una materia che sia fuori dal percorso di indirizzo. Per esempio, se fai lo scientifico non è previsto l’insegnamento di legge o di economia, e queste due materie sono un’ottima alternativa alla religione cattolica. Oppure può trattarsi di etica, morale, o di qualunque altra materia che non sia prevista nel tuo curriculum di studi. Ho sentito di scuole che hanno proposto come materia alternativa l’educazione ai diritti umani. Si tratta di una buona idea, a mio parere. Perché proposte come questa, se presentate con competenza, non possono che aiutarti ad aprire la mente e a darti una visione d’insieme, una prospettiva, che ti aiuta a mettere insieme ciò che studi anche in altre materie.

Quarto. Non sei costretto a vagare per i corridoi della scuola. Non bisogna sottovalutare questo aspetto. La legge non obbliga né a seguire l’insegnamento della religione cattolica, né a frequentare l’insegnamento della materia alternativa, ma avrebbe l’obbligo di provvedere in ogni caso ad ambienti per lo studio personale o assistito. Spesso però questo, per mille motivi, spesso organizzativi o logistici, non avviene, e gli studenti finiscono per vagare nel cortile o pascolare al bar. Non è una cosa buona, né per gli studenti né per la scuola.

Quinto motivo. Se puoi scegliere tra qualcosa e nulla, secondo me è sempre meglio scegliere qualcosa. Più ragazzi o ragazze sceglieranno la materia alternativa, meglio le scuole si sapranno organizzare per offrire una scelta seria.

Sesto e ultimo motivo (almeno per me, se conoscete altre buone ragioni, aggiungetele ai commenti): sia che tu sia credente, non credente, credente di un’altra religione o appartenga a una famiglia per qualunque motivo ostile all’insegnamento della religione cattolica, un’ora alternativa in cui si offra una materia che offra un dialogo costruttivo con l’insegnante e che contribuisca allo spirito critico e alla fondazione morale della persona, credo che sia non solo auspicabile, ma persino necessaria. Non negarti questa possibilità.

Ovviamente, quello che sostengo qui non è vangelo – scusate la metafora religiosa – perciò apro la questione al dibattito.

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Esiste un metodo infallibile e molto antico per memorizzare tutto, persino ciò che non ci interessa. Utilissimo per esami e interrogazioni. Provare per credere.

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@cheesetime via Twenty20

La capacità di ricordare molte informazioni non manca a nessuno. Tutto dipende infatti da quanto le cose da ricordare hanno effettiva importanza per noi e da quanto sono capaci di suscitarci emozioni.

Ora però molti mi hanno domandato come si fa a ricordare invece le cose noiose. Questo perché, per quanto sia grande la nostra passione per una materia, dovremo sempre superare esami o interrogazioni o, in generale, delle prove, nelle quali saremo costretti a cercare di ricordare molte informazioni monotone e poco coinvolgenti.

Esiste un sistema molto efficace e anche molto conosciuto. Faccio questo video per chi non ne ha mai sentito parlare. Viviamolo come un esperimento pratico, che possiamo fare immediatamente, in tempo reale.

Prendiamo dunque un elenco di parole a caso:

  • Portafoglio
  • Serpente
  • Cacciavite
  • Cocomero
  • Batteria
  • Libro
  • Chitarra
  • Capra
  • Specchio
  • Cisterna

Ve le ricordate? Sapreste già dirmele in ordine senza rileggere? Se siete persone normali, ovviamente no.

Allora, vi garantisco che alla fine del video – o quando avrete finito di leggere queste righe -, ve le ricorderete tutte. Le saprete dire non solo in ordine, ma in qualsiasi ordine, anche in ordine inverso. E saprete anche numerarle, cioè dire in quale numero d’ordine si trovano, se ve ne indico una a caso.

Ok. Proviamo insieme.

Immaginate di essere in casa vostra.

Pensate a percorso a tappe nei vari ambienti della vostra casa. Un percorso comune, che fate magari tutti i giorni. Vi aiuto io. Seguitemi.

Partite dalla camera da letto, entrate in bagno, poi passate dal corridoio ed entrate in soggiorno, dal soggiorno entrate in cucina, poi all’ingresso, davanti alla porta di casa. Usciti dalla porta di casa e vi trovate sulle scale, oppure sul giardino – dipende da come è fatta la vostra casa – e da lì passate dal cancello o dal portone di condominio e arrivate fino alla strada. Un percorso comune, che fate tutti i giorni. Mettete in pausa il video, oppure smettete di leggere per un momento, chiedete gli occhi, e ripensate attentamente a questi passaggi.

Non è un esperimento di memoria, ma di immaginazione. Non dovete cercare di ricordare, ma di immaginare, di dipingere con la mente le cose. Dovete usare solo la fantasia. Nell’immaginare, usate tutti i sensi: il tatto, l’odorato, la vista, il suono, il gusto. Usate anche il movimento, l’esagerazione, il senso dell’umorismo, le cose che vi piacciono, le vostre passioni.

Pronti? Cominciamo. Funziona anche meglio se chiudete gli occhi e ascoltate il video. Se volete, potete metterlo in pausa ogni tanto.

Vi svegliate e siete sul vostro letto. Nella vostra stanza da letto. Pensate bene a dove vi trovate. Sul comodino, accanto a voi, c’è un portafogli. Pensate alla posizione nello spazio del portafogli, alla sua forma, al suo aspetto. È accanto alla sveglia? Di che colore è? Aperto? Chiuso? È pieno o è vuoto? È di cuoio? Odora? Fa piacere avere un portafoglio pieno zeppo di soldi, che traboccano fuori. Se vi piace così, immaginatelo così, non vi costa nulla.

Ora vi alzate e siete in bagno. State per entrare nel vano doccia, lì dovete però fare un salto indietro. C’è un serpente. Tutti hanno paura dei serpenti, figuriamoci a trovarne uno proprio lì. Che serpente è? Un serpente a sonagli? Un cobra che salta per mordervi, o un grosso boa pacioccone che vuole solo stritolarvi lentamente? Non importa, fate voi. Usate, come vi ho detto, l’immaginazione.

Uscite dal bagno, magari ancora spaventati e notate, nel corridoio, lì davanti a voi un grosso cacciavite. Pensate e, soprattutto, create con il pensiero: chi lo ha lasciato lì? Perché? Nel dipingervi il cacciavite, potete divertirvi ed esagerare. Magari è gigantesco, sospeso nel vuoto, col manico bello colorato. Come in un videogioco. Girategli intorno. Guardatelo da varie angolazioni. Ora lasciatelo lì ed entrate nel soggiorno.

Ecco al centro, sul tavolo, su vassoio, un c’è grosso cocomero. Com’è? Grande? Piccolo? Già tagliato o ancora intero? Dipingetelo nella mente con tutti i suoi dettagli. Usate i sensi. Magari avete fame, o sete, avete voglia di qualcosa di fresco e ne prendete una fetta. Com’è? È rosso e dolce, oppure è insipido e con troppi semi? Non importa. È sempre un cocomero. Continuate, così, a usare tutti i vostri sensi. A farvi il vostro film.

Vi voltate e, sull’angolo opposto del soggiorno, vedete una batteria. Proprio una batteria per complesso rock, con tanto di tamburo, piatti e bacchette. Immaginate sul tamburo grande un grosso numero cinque. Continuate a disegnarlo nella vostra mente. Pensate al font, al colore, alla dimensione, alla decorazione. Magari è il nome del complesso. La batteria di un gruppo che si chiama “i 5”. Suonate la batteria, fate un po’ di casino. Immaginate il suono. Prima di procedere oltre, date un ultimo sguardo al numero cinque.

Ora entrate in cucina. Sul tavolino della cucina o sul piano per cucinare, trovate un libro. Forse è un libro di ricette. Sfogliatelo o, come fanno gli amanti dei libri, magari annusatelo. È nuovo di stampa? È vecchio, molto usato? Magari sulla copertina c’è la foto del vostro chef preferito. Oppure è il manuale delle giovani marmotte. Non importa. Immaginate e dipingete nella mente dettagli che vi danno sensazioni ed emozioni.

Da lì avviatevi all’ingresso. Trovate una chitarra. Forse è dello stesso gruppo che ha lasciato la batteria. O forse è la vostra chitarra. Oppure, lì, all’ingresso di casa, c’è ad aspettarvi Jimmy Hendrix che suona il vostro brano preferito. Ma va bene, se preferite, Gigi d’Alessio, tanto i gusti sono i vostri. Fatevi una risata. Anche tu, Gigi, non te la prendere…

Lasciato Gigi, siete sulle scale, oppure in giardino. Ci trovate, stupiti, una capra. Che tenera! Accarezzatela, se volete. È bella, tutta fiera e tranquilla. Sta masticando. Magari mangia la pianta del pianerottolo o l’erba del vostro giardino.

Uscite e siete sulle scale o al vostro portone di casa o al cancello, dipende da come è fatta la vostra casa. Degli operai stanno trasportando uno specchio! Oppure, forse, è già stato lasciato lì da qualcuno. Che cosa ci vedete? Voi stessi? Un’altra persona? Lo specchio come è fatto? È deformante? ha una cornice? È piccolo o grande? O è ancora imballato e la carta un po’ strappata vi permette di vedere un poco del suo riflesso? Di nuovo, usate la fantasia senza freni e senza pensare alla logica. Cercate solo di continuare a farvi un film tutto vostro.

Ora siete usciti e siete sulla strada davanti casa. C’è un grosso camion cisterna. La cisterna è enorme. È colorata? Scegliete un colore. Oppure no. Trasporta latte? Benzina? Acqua? Il camion cisterna, comunque, è fermo lì. Oppure vi passa accanto e vi fa il bagno sollevando l’acqua di una pozzanghera e facendovi arrabbiare. Immaginate. La fantasia è la vostra onnipotenza. Vi muovete nel vostro mondo.

Ora ripensate bene a tutto il percorso. Rifatelo nella mente. Concentratevi.

Se lo avete fatto con attenzione. Potete elencare tutti gli oggetti. Cosa c’era sul comodino? E nel vano della doccia? Che cosa vi siete trovati davanti quando siete usciti dal bagno? Cosa c’era al centro del soggiorno? E poi nell’angolo opposto quando vi siete voltati? C’era un oggetto con un numero? Poi in cucina? E chi vi aspettava davanti alla porta di casa prima di uscire e che cosa suonava? Appena usciti, sul pianerottolo o in giardino, che cosa c’era? Sulle scale o davanti al portone? E infine sulla strada? Se mi avete seguito, credo che ricorderete tutti gli oggetti.

Ora tornate indietro. Procedete al contrario: cisterna, specchio, capra, chitarra, libro, batteria, cocomero, cacciavite, serpente, portafogli. Che numero aveva il tamburo della batteria? Cinque. Era il quinto oggetto. Qual è il settimo? Semplice. La chitarra. Dato che avete visualizzato il percorso e sapete che la batteria è a metà, potete contare facilmente dalla batteria a tutti gli oggetti intermedi in avanti o indietro. Potete numerarli tutti perché li avete ordinati con il percorso.

Se non siete riusciti al primo tentativo, riprovate e rigirate il vostro film, in modo magari ancora più colorito e divertente, ricco di dettagli che suscitino in voi un’emozione o che abbiano importanza per voi. Provate a riascoltare il video a occhi chiusi, mettendo in pausa quando volete. L’importante è che a ogni tappa del percorso corrisponda qualcosa che volete ricordare. Vedrete che funziona!

Questo sistema per ricordare elenchi di cose difficili da tenere a mente era conosciuto già nell’antica Roma e si chiama tecnica dei “loci” (cioè dei luoghi) o palazzo della memoria. Con un po’ di esercizio potete estenderlo a centinaia di oggetti. Gli oggetti e le immagini a loro volta possono essere usati per dipingere concetti astratti. È una tecnica che sfrutta tre chiavi della memoria: l’associazione, l’immaginazione e la collocazione nello spazio. Oggi sappiamo che il percorso e i dettagli della fantasia attivano varie aree del vostro cervello per immagazzinare informazioni anche a lungo termine. È di sicuro molto più efficace che ripetere in continuazione.

Richiede solo una capacità che stiamo, purtroppo, perdendo un po’ tutti: la concentrazione. Usare il metodo, però, può aiutarci anche ritrovare la concentrazione, insieme alla memoria. Esercitando l’una, eserciterete anche l’altra.

Provate e fatemi sapere. Tentar non nuoce. Se volete approfondire, trovate molto materiale su internet. Per cominciare, date un’occhiata alla voce “mnemotecnica” su Wikipedia.

Bella a tutti!

PS: l’esempio è tratto dal libro che indico sotto, del quale, perciò, sono debitore. Lo consiglio vivamente. Se lo acquistate a questo link (o acquistate qualunque libro dello stesso autore, ugualmente consigliato) contribuite anche a sostenere il blog.

Per approfondire:

In Italiano forse uno dei libri migliori è invece questo:

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Siamo specialisti nel rimandare, perché fare cose importanti ci stressa. Lo facciamo per esempio con lo studio. Ecco un metodo semplice e vincente.

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Dovete recuperare qualche materia? Sostenere un esame difficile ma che non vi appassiona? Non volete rovinarvi l’estate ma non riuscite proprio a prendere l’abitudine di studiare? Avete un progetto a lungo termine che rimandate sempre?

Ecco come fare.

Raggiungere alcuni obiettivi è difficile non perché siano difficili in se stessi, ma perché richiedono un impegno a lungo termine. Per andare bene a scuola o riuscire negli esami universitari non bisogna essere molto intelligenti, serve in realtà solo una cosa: che lo studio diventi per voi un’abitudine, qualcosa che fate tutti i giorni, come lavarsi, mangiare o andare al bagno.

La differenza tra le buone e le cattive abitudini è che spesso quelle cattive ci danno una gratificazione immediata.

Essere promossi a fine anno senza debiti o laurearci nei tempi sono grandi gratificazioni, ma arrivano dopo mesi o anni.

Allora come si fa?

Ecco il segreto: spezzate un grande impegno in tanti pezzi più piccoli.

Ogni grande casa è fatta di mattoni. In pratica questo significa che se volete raggiungere un obbiettivo dovete pensarlo come fatto di tanti piccoli obbiettivi più piccoli. Dividete un impegno a lungo termine in tanti piccoli obbiettivi a breve termine.

In pratica, p. es., fate così. Prendete un timer e fissate un intervallo di 25 minuti. Cominciate a studiare e per quei venticinque minuti non ammetterete alcuna distrazione. Finito l’intervallo, concedetevi qualcosa che vi rilassi, senza impegnare la mente: ascoltare il vostro brano musicale preferito, alzarsi e sgranchirsi, fare esercizio.

Io consiglio di prendere un foglio di carta, magari un diario o un calendario, e segnare una stanghetta, come a indicare un punteggio raggiunto. Proprio quella stanghetta sarà la vostra gratificazione. Potete trasformare la cosa in un gioco e aiutarvi con una applicazione.

Io ne uso una, che si chiama “Forest” e che trovate sia per iOS che per Android. Per ogni intervallo di studio che avrete portato a termine senza interruzioni potrete piantare un alberello. La cosa vi sembrerà cretina, ma non lo è.

Ricordate che la nostra natura cerca sempre gratificazioni. Non sottovalutate la sensazione piacevole di aver concluso qualcosa, di aver riempito un’intera schermata di alberelli o un foglio di stanghette. A lungo termine, la soddisfazione finale vera sarà quella di aver raggiunto il vostro scopo: essere promossi. Ma nel frattempo avrete preso l’abitudine a studiare e a smettere di cazzeggiare, qualcosa insomma che cambierà la vostra vita decisamente in meglio.

È un metodo che può aiutarvi parecchio con qualunque cosa vi pesi fare, nonostante già sapete sia importante.

Commentate, fatemi sapere la vostra e, soprattutto, se per voi il metodo funziona.

Bella a tutti!

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Oggi, più che mai, non conoscere la religione significa rischiare di non comprendere il mondo.

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Tutti vi diranno di seguire le vostre passioni o di pensare agli sbocchi di lavoro. Credo sia sbagliato. Ecco perché.

Ricordo una volta, quando stavo tra i banchi anch’io, che il mio prof di religione se ne uscì più o meno così: “chissà, forse qualcuno tra voi un giorno farà il professore, come me”. Ricordo che ripetei dentro di me con vera convinzione, con tutte le mie forze questo pensiero: “mica sono pazzo, a me non succederà MAI!”. L’idea di diventare professore, specialmente di religione, mi sembrava una specie di punizione infernale del contrappasso.

Ma ora vi garantisco che non potrei farne a meno. Fare il prof di religione mi piace da morire.

La maturità è ormai alle spalle ed è arrivato il momento di fare delle scelte.

Vi daranno molti consigli. Generalmente sono di due tipi: 1) segui la tua passione; 2) scegli un corso di studi che ti dia più sbocchi di lavoro. Questi due suggerimenti hanno, però, secondo me, dei problemi. Il primo è incentrato troppo su se stessi. “Segui la tua passione e fregatene di tutto il resto”. Non so se funziona… Il secondo, è troppo rigido, soffocante, perché noi stessi non ci siamo più. Tutto dipende dai posti vuoti che lascia la società. È come se dovessimo per forza essere costretti a occupare quelli, col grande rischio però che, quando avremo finito di prepararci, le cose saranno cambiate e magari non serviremo più.

Perciò voglio darvi un consiglio diverso: non siate né egoisti, né utilitaristi, ma siate invece altruisti e concreti: RC Lights RCL5053 Deluxbrake 14 LED,.

La parola “vocazione” suona religiosa, perciò sta molto bene detta da un prof di religione. Ma non tutti i miei alunni sono credenti e io, come sempre, voglio parlare anche a loro. Allora cerco di spiegarmi meglio.

Per un credente, ascoltare la propria vocazione significa rispondere a una chiamata di Dio. Una vocazione ce l’abbiamo tutti, una diversa dall’altra. Comincia dalla nascita: siamo stati chiamati al mondo per un motivo ed è importante scoprire qual è, perché è la possibilità offerta a ciascuno di noi di dare un contributo che nessun altro può dare e collaborare così, nella misura del possibile, a fare del mondo un posto migliore.

Per un non credente, c’è un concetto analogo che possiamo affiancare a quello di vocazione, ed è questo: scoprire e seguire il proprio compito nella vita, il proprio posto nel mondo.

Lo so, può suonare come una grande… fesseria. Ma pensate in grande. Non accontentatevi, insomma, di trovare un posto per vivere, ma cercate il vostro posto nella vita.

Già vi leggo nel pensiero: “prof, di questi tempi, è già tanto se troverò un lavoro!”. Non pensate solo a questi tempi, pensate al tempo della vostra vita. Pensate a voi stessi tra dieci o venti anni: Chasis principal aluminio azul Kyosho FW05 / FW06 VS053B,.

Non posso mettermi al posto vostro, ma vi suggerisco cinque domande che dovete farvi subito, per trovare la vostra vocazione.

Chi sei?

Che cosa vuoi fare?

Per chi vuoi farlo?

Di che cosa hanno bisogno le persone per cui lo fai?

Come possono cambiare, grazie a te, queste persone?

Prima domanda: “chi sei?”. Ok, semplice. La risposta è il vostro nome. Io sono io e voi siete voi. Questa sembra facile. Sembra. Perché in realtà serve a ricordarci che ciascuno è unico e che per le scelte importanti bisogna sempre partire da se stessi. Insomma bisogna cominciare col guardarsi dentro. Bisogna avere il coraggio di essere un po’ spirituali. Almeno un po’.

Seconda domanda: Che cosa ti piace fare?  Dato che qualunque strada ha dei tratti faticosi e pieni di ostacoli, le passioni sono un’ottima cosa per acquisire adesso delle capacità che serviranno in futuro, perché non si può imparare nulla senza averci dedicato molto tempo. La passione serve, insomma, per diventare bravi in qualcosa. Però attenti: le passioni sono un po’ meno affidabili per scegliere davvero che cosa fare nella vita.

La mia passione è stata per tanto tempo lo studio della filosofia, della teologia e della Bibbia, soprattutto della lingua ebraica classica. E sono ancora la mia passione. Ma né la teologia né la Bibbia sono diventate il mio vero mestiere, anche se ora mi sono indispensabili per fare bene quello che faccio.

Perciò la passione non è tutto. Io vi sconsiglio di seguire SOLO la vostra passione, perché potrebbe portarvi a grandi delusioni. Puoi avere la passione per la recitazione, per la musica, per i viaggi spaziali, ma pochissimi riescono a vivere facendo l’attore, l’astronauta o il cantante rock.

Poi, non sottovalutate un’altra cosa: col tempo le passioni possono cambiare e voi potreste trovarvi a fare una cosa che, per qualche motivo, non vi piace più e perciò a non sentirvi soddisfatti. Non sto dicendo che le dovete ignorare, ma che non sono l’unica base su cui costruire il vostro futuro.

Terza domanda: “Per chi vuoi farlo?”. Notate bene: non perché, ma Great Planes GPMA2901 Fuse Giant Super Sportster ARF,. Questa domanda ti costringe a non pensare solo a te stesso. Questo significa che Pezzo DI RICAMBIO MOTOSCAFO Wavex: ESC Wavex BARCA,. Devi rivolgere lo sguardo fuori di te. Agli altri e alle loro necessità.

Quarta domanda: “Di che cosa hanno bisogno quelle persone?”. Questa domanda ti pone in un atteggiamento fondamentale: quello del 7 A LA MAISON: L'integrale Saison 6 [import Neerlandais] Z5c ,. Se scegli di servire e non solo di essere servito, quello che farai avrà sempre un valore. Il tuo lavoro sarà prezioso per molti. Perciò difficilmente ti troverai disoccupato. La chiave è che COPERTONE ANTERIORE/POSTERIORE-SINISTRA/DESTRA 5t, 2 ST-LOSB 7240-Nomad TIRE,. Ricordate che il denaro è una misura dello scambio di valore. Perciò questo è anche il segreto per non essere mai con il portafoglio vuoto e persino per diventare ricchi.

Quinta e ultima: “Come possono cambiare le persone grazie a me?”. Questa forse è la domanda più importante di tutte, perché ti aiuta a rendere più chiaro il tuo obiettivo, il tipo di servizio concreto che rendi agli altri, a mettere a fuoco ciò in cui puoi fare la differenza.

Per esempio, ecco come rispondo io oggi a queste cinque domande: “Io sono Gianmario Pagano e aiuto le persone a comprendere che cos’è davvero la religione e la fede per accrescere la loro conoscenza, orientarsi e fare scelte migliori nella vita”.

In conclusione, il mio consiglio è questo: Vanquish Aluminum Stage One Kit grigio Axial SCX10 AX10 Honcho RC Cars VPS06519,. Cioè concentrati nel diventare bravo in qualcosa che davvero è utile per gli altri e che potrebbe fare del mondo un posto migliore.

Non puntare tanto alla tua felicità, al denaro, all’onore, a un posto. Lastre manguetas delanteras-traseras Kit 10G - 15G Kyosho MP9 TKI3 / TKI4 IFW439,. In questo modo, prima della felicità, che nessuno ti può garantire in questa vita, potrai trovare qualcosa che però è indispensabile per essere felici e che nessuno ti potrà togliere: la soddisfazione di fare ciò che fai.

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Perché non riesco a vincere una cattiva abitudine e, nonostante lo voglia davvero, poi torno sempre a fare le stesse cose? Perché non riusciamo a cambiare in meglio la nostra vita?

Prendete una vostra cattiva abitudine. Per esempio: prendere continuamente in mano il cellulare per scorrere le notizie su Facebook; oppure: rimandare sempre a domani qualcosa che sapete che è urgente cominciare subito; oppure: cercare di mangiare più sano, smetterla con le patatine fritte e mangiare più verdura e insalata; oppure ritrovarsi con gli stessi amici o amiche per parlare male di qualcuno, e così via.

Qualunque cosa, che già sapete che dovreste smettere immediatamente di fare non solo perché è moralmente cattiva, ma perché vi rende la vita più triste e difficile.

Ebbene: scordatevi di usare la sola forza di volontà. Se farete un proposito del tipo: “farò più esercizio e andrò” a correre, oppure “comincerò a mangiare sano”, oppure “studierò di più”, “non parlerò più male del prossimo”, non funzionerà. Davvero, non funzionerà proprio MAI. E il bello è che lo sapete già.

Allora è possibile cambiare? Sì, ma a patto di prendere consapevolezza di una cosa fondamentale, che ora vi dirò. Quando si tratta di vizi o di abitudini cattive (che in realtà sono esattamente la stessa cosa) noi concentriamo sempre l’attenzione sul comportamento, sull’azione in sé, sulla routine della cattiva abitudine che si ripete. E pensiamo: “non devo fare questo o quest’altro”. È un errore.

In realtà dovremmo essere molto più furbi di così e cominciare col conoscere meglio la nostra natura. Specialmente il lato semplicemente animale di noi stessi. Quando dico “animale” non intendo solo ciò che si riferisce alle funzioni vitali fisiche, all’istinto, alla sensibilità, alle passioni del cibo o della sessualità, ma proprio a una componente essenziale di ciò che siamo e che dobbiamo conoscere bene per poterla sfruttare a nostro vantaggio.

La verità è che per fare un vero progresso che definiamo “spirituale” dobbiamo amare e conoscere bene la nostra parte animale, nostro “frate asino” – come lo chiamava san Francesco – non disprezzarlo.

Vediamo in pratica che cosa significa. Immaginate voi stessi non come angeli caduti, esseri spirituali imprigionati nella carne, ma come animali da ammaestrare. E ripetete di nuovo la parola “animale” con tutto l’amore possibile.

Questa è una cosa più facile da capire per chi ama davvero gli animali. Non importa in quale animale vi riconoscete, perché, con la giusta pazienza e la giusta tecnica si possono ammaestrare anche quelli feroci. Si potrebbe dire che in un certo senso gli esseri umani sono animali capaci di fare meraviglie, ma che, se non sono ammaestrati bene, rischiano di diventare feroci e molto pericolosi.

Però andiamo sul facile, immaginate di essere come un topo o come un cagnolino, oppure, se vi sentite più belli e nobili d’animo, pensate a un cavallo (san Francesco, per umiltà, pensava a un asino) e ricordatevi di questo: la maggior parte delle cose che fai tutti i giorni le fai senza pensarci, per abitudine. Tanti comportamenti, ripetuti nel tempo, ci hanno ammaestrati male e si sono trasformati in vizi. E frate asino non ci ubbidirà a comando. Dovremo insegnargli di nuovo con pazienza a comportarsi diversamente. La natura animale cercherà sempre di adattarsi perché il suo primo intento è quello di sopravvivere, perciò, se le chiedete qualcosa di diverso dal solito, resisterà. Se siete sovrappeso il vostro corpo lotterà per restare sovrappeso. Se siete abituati a dormire con il cellulare, quando lo lascerete nell’altra stanza vi sentirete un a disagio finché non lo riprenderete in mano. L’unico modo di diventare magri o diventare più produttivi non consisterà perciò nel decidere di mangiare meno o di lavorare di più, perché l’animale che è in voi vi ingannerà sempre.

La parte più inconscia del vostro cervello vincerà sulla pura forza di volontà.

Perciò, che cosa dobbiamo fare? Innanzitutto, dobbiamo diventare più furbi, cambiare strategia e imparare a prendere il controllo della parte più automatica e spontanea di noi stessi. Nei video che seguiranno darò una serie di suggerimenti pratici basati sia sulla tradizione spirituale ascetica delle religioni sia sugli sviluppi scientifici sulla conoscenza di come funziona il nostro cervello. Due cose che sembrano lontane ma che invece vanno molto d’accordo.

Ecco, comunque il primo passo: se volete cambiare, la prima cosa che dovete fare è avere pazienza e amare profondamente l’animale che è in voi. Cercate insomma di volere bene a frate asino e ricordatevi che non potete fare a meno di lui. Non potete maltrattarlo o ignorarlo. Così come non potrete addestrare il vostro cagnolino, per esempio, a sedersi a comando se non vi prendete cura di lui e lo fate sentire amato. Se lo ignorate, vi ignorerà. Se invece lo fate soffrire e lo disprezzate l’unica cosa che potrete insegnargli è saltare al collo del prossimo per sbranarlo.